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Conservazione Sostitutiva: indicazione dal Modello Unico 2015

Ritorniamo su un tema precedentemente trattato in sede di chiarimenti in merito al processo che investe la fatturazione elettronica alla P.A. che, dallo scorso 31 marzo, ricordiamo è entrata a regime obbligatorio per quanto attiene prestazione di servizi e cessioni di beni con la P.A.

Quello della conservazione sostitutiva è un procedimento che, in funzione della regolamentazione stabilita prima dal DM 23/01/2004 e poi dal DM 17/06/2014, investe tutti i contribuenti che abbiano deciso di conservare documenti di rilevanza fiscale in formato elettronico (libri contabili, fatture, ecc.)

Le indicazioni tecniche per l'assolvimento di tale obbligo sono fornite dall'Agenzia per l'Italia Digitale in funzione del DPCM 3 dicembre 2013 in materia di sistemi di conservazione ( le indicazioni sono consultabili cliccando quì).

I TEMPI ENTRO I QUALI ASSOLVERE LA CONSERVAZIONE

Il DM 17/06/2014 indica anche i termini entro i quali il procedimento di conservazione sostitutiva debba essere effettuato, ovvero entro tre mesi dal termine di presentazione della dichiarazione dei redditi.

IL LUOGO DI CONSERVAZIONE DEI DOCUMENTI ELETTRONICI

Qualora la conservazione sostitutiva venga affidata a un soggetto terzo, l'indicazione dei luoghi di conservazione va specificamente comunicata con il modello di “variazione dati” (AA7/10 o AA9/11).

E' quanto chiaramente riportato dall'Agenzia delle Entrate nella Circolare 18/E del 24/06/2014 che riporta:

(...) Al riguardo, è appena il caso di sottolineare che, qualora il soggetto passivo scelga di conservare la propria documentazione presso altro Stato, dovrà, in ogni caso: 
• applicare le regole di tenuta e conservazione previste dalle disposizioni italiane; 
• consentire alle autorità competenti (Amministrazione finanziaria italiana) di accedere ai documenti e acquisirli anche per via elettronica. 
A tale fine, il soggetto passivo, residente o domiciliato nel territorio nazionale
a) ai fini della comunicazione del luogo di conservazione elettronica dei documenti fiscalmente rilevanti, deve riportare nei modelli di comunicazione AA7 e AA9, nel rispetto dei termini previsti dall’articolo 35 del D.P.R. n. 633 del 1972, gli estremi identificativi dei luoghi di giacenza fisica dei server dove sono conservati i documenti, anche se essi risiedono all’estero; 
b) ai fini dell’esibizione, deve assicurare l’accesso automatizzato all’archivio, con ogni mezzo, in qualsiasi momento e dalla sede dove è effettuato il controllo ai sensi dell’articolo 52 del D.P.R. n. 633 del 1972. (..)


COMUNICAZIONE DI CONSERVAZIONE (CARTACEA O ELETTRONICA)

A partire dal Modello Unico 2015 (Redditi 2014) nell'apposita sezione (RS104 in Unico SC, RS40 in Unico SP e RS140 in Unico PF) dovrà obbligatoriamente essere indicato da tutti i contribuenti la modalità di conservazione della documentazione fiscale e contabile.
Qualora il contribuente abbia conservato anche un solo documento elettronicamente (codice 1) altrimenti, se non ha conservato nessun documento in formato elettronico apporrà il codice 2.

Fonte: 
Sole 24 Ore del 20/05/2015
Agenzia delle Entrate

Reverse Charge, Split Payment, Esportatori abituali: chiarimenti applicativi in merito all'applicabilità dell'esenzione

Con l'inizio dell'anno 2015 il Legislatore ha reso operative una serie di disposizioni riguardanti l'imposta sul valore aggiunto presentate nel DL 175/2014 e nella L. 190/2014.

Parliamo, nello specifico, di:


  1. Lettere d'intento in relazione alle forniture agli esportatori abituali: dal 2015 l'onere di trasmissione telematica all'Agenzia delle Entrate passa dal fornitore al committente;
  2. Reverse Charge: oltre alle operazione intracomunitarie e alle prestazioni in edilizia in regime di subappalto, il meccanismo dell'inversione contabile viene esteso anche ad altri settori in relazione a prestazioni su edifici riguardanti pulizia, demolizione, completamento e installazione;
  3. Split Payment: Obbligo della PA, nelle operazioni in cui si configura soggetto passivo IVA (operazioni di natura commerciale) di trattenere l'Iva esposta in fattura dal fornitore e versarla direttamente all'Erario unitamente all'imposta a debito per le operazioni attive effettuate nel periodo di liquidazione

Seppur apparentemente costituiscono tre strumenti a se stanti, in realtà presentano molteplici interconnessioni tra di loro in quanto tutte e tre nascono al fine di minimizzare la frode per mancato versamento dell'imposta sul valore aggiunto.

Ma vediamo in che modo il Reverse Charge si pone in relazione con gli altri due strumenti disposti dal Legislatore nella lotta all'evasione sull'IVA e come tale strumento goda di una sorta di "supremazia" in taluni casi di seguito analizzati.

Reverse Charge e Plafond per gli esportatori abituali

In caso il soggetto esportatore abbia comunicato al proprio fornitore di non applicare l'iva sulle forniture o prestazioni di servizio rese, bisogna verificare che tra quelle erogate non vi siano prestazioni assoggettate all'obbligo del reverse charge secondo le precedenti e nuove disposizioni.

Qualora non ve ne fossero, la mancata esigibilità dell'iva da parte del fornitore avverà in funzione dell'esonero richiesto con la lettera d'intento e nei limiti del Plafond.

Qualora ve ne fossero, per le prestazioni in questione non potrà essere utilizzato il plafond e  saranno assoggettate all'obbligo di applicazione dell'inversione contabile ed esentate dall'applicazione dell'iva.

Reverse Charge e Iva per Cassa

In caso il fornitore abbia adottato come metodologia di esigibilità dell'imposta sul valore aggiunto quella per cassa, ovvero all'atto del pagamento della prestazione effettuata e non del momento in cui essa risulta effettuata, anche quì, in caso trattasi di operazioni che rientrano tra quelle assoggettate all'obbligo del meccanismo di inversione contabile, il fornitore emetterà fattura senza applicazione dell'iva e, di logica, sostitutivamente all'esigibilità differita della stessa.

Reverse Charge e Split Payment

Quando parliamo di operazioni effettuate nei confronti della PA occorre fare chiarezza in merito a quelle che la Circolare AdE 15/E del 13/04/2015 definisce come confini applicativi, ovvero la scissione dei pagamenti

si applica:

  • a tutte le cessione di beni e prestazione di servizi rese nei confronti di Enti Pubblici che non siano dotati di una struttura a base privatistica e che non perseguano fini propri e autonomi rispetto alla struttura statale (esempio INAIL)
non si applica:
  • a tutte le prestazioni di servizi rese da professionisti o altri soggetti assoggettati a ritenuta d'acconto o d'imposta sul reddito;
  • alle operazioni di fornitura effettuate da soggetti in regimi speciali IVA;
  • a tutte le operazioni di acquisto rientranti nell'ambito applicativo del reverse charge, con la specifica che detto principio debba applicarsi in funzione delle sole operazioni per le quali l'Ente pubblico si configura come soggetto passivo Iva, ovvero per le sole attività di natura commerciale dell'Ente non anche per quelle istituzionali.

Cogliamo occasione per definire anche quelli che sono i diversi obblighi ai fini del versamento iva trattenuta da parte della PA interessata in relazione che la ritenuta sia effettuata in regime di attività istituzionale o commerciale:

Operazioni per le quali la PA è soggetto passivo (commerciali): entro il 16 del mese successivo a quando l'iva è divenuta esigibile la PA annota l'iva trattenuta sul registro Iva vendite e la liquida all'erario unitamente all'ulteriore imposta a debito al termine del periodo di versamento (mensile o trimestrale) - Paragrafo 5 Circolare AdE 15/E del 13/04/2015;

Operazioni per le quali la PA non è soggetto passivo (istituzionali): la PA ha obbligo di versare iva trattenuta in relazione agli acquisti attinenti all'attività istituzionale (vedi ad esempio acquisti ASL per forniture ai propri assistiti) entro il 16 del mese successivo a quando l'iva è divenuta esigibile, con un versamento unitario per l'iva trattenuta nel medesimo periodo o separatamente per ciascuna operazione - Paragrafo 6 Circolare AdE 15/E del 13/04/2015

I limiti alle prestazioni tra soggetti con legami di parentela

Nel contesto economico attuale, in cui si fanno sempre più strada le attività a conduzione familiare al fine di limitare i costi aziendali per lo svolgimento dell'attività di impresa, un interrogativo che vale la pena di porsi è se ci sono delle limitazioni alle assunzioni e collaborazioni (autonome, a progetto e in associazione in partecipazione ) qualora tra le parti stipulanti ci siano legami di parentela.

L'analisi va effettuata sulla base di due elementi, il primo legato al tipo di struttura aziendale (impresa individuale, attività autonoma in forma associata, società), il secondo in base al legame di parentela tra le parti instauranti il rapporto di lavoro dipendente.

I riflessi di un'illegittimità nel riconoscimento del rapporto di lavoro possono essere sia a livello contributivo (disconoscimento dell'accredito ai fini pensionistici e delle prestazioni assistenziali riconosciute) che fiscale (indeducibilità del costo).

Un concetto specifico di legittimità nei rapporti e collaborazioni tra parenti e affini è difficilmente generalizzabile in un'univoca formulazione.
L'elemento che, in linea con la consolidata giurisprudenza , è indice di valutazione in merito potrebbe risultare (almeno a livello fiscale) la concreta e reale sussistenza dell'onerosità della prestazione al fine di evitare che il rapporto di collaborazione dissimuli un'illecita suddivisione di utili per le società e un'insussistente costo aziendale.


SOCIETA' DI CAPITALI 

Profilo contributivo e fiscale: Legittimità del rapporto lavorativo é una condizione generica ma verificata con dei limiti nel caso di società con due soli soci (o più soci ma le cui quote di maggioranza siano del soggetto avente legame di parentela con il prestatore d'opera) , parenti conviventi e uno dei due amministratore con pieni poteri.

SOCIETA' DI PERSONE

Profilo fiscale: viene riconosciuta a patto di un'effettiva prestazione lavorativa del socio/dipendente e di un concreto esercizio del potere direttivo e gerarchico del datore di lavoro, quindi che si possa dimostrare che l'erogazione della retribuzione non costituisca un'alternativo modo di suddivisione degli utili

Profilo contributivo: L'INPS non riconosce il rapporto lavorativo instaurato tra parenti ed affini riconducendo, quindi, qualsiasi collaborazione, in caso di accertamento, a forme di collaborazione familiare e pertanto assoggettate a obblighi contributi delle gestioni autonome (tranne che se in forma occasionale)

IMPRESA INDIVIDUALE E LAVORATORE AUTONOMO

Profilo fiscale: La deducibilità del costo è esclusa per


  • Coniuge
  • Figlio minorenne (ammessa per il maggiorenne)
  • Figlio inabile al lavoro
  • Genitori e Nonni
mentre è ammessa per 

  • Fratelli e sorelle
  • Zii,
  • Cugini


Profilo contributivo: L'INPS non riconosce il rapporto lavorativo instaurato tra parenti ed affini riconducendo, quindi, qualsiasi collaborazione, in caso di accertamento, a forme di collaborazione familiare e pertanto assoggettate a obblighi contributi delle gestioni autonome (tranne che se in forma occasionale)