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Pagamento diretto di malattia e maternità in caso di mancata anticipazione del datore di lavoro

In questo articolo ci occuperemo di affrontare i casi in cui le prestazioni assistenziali di malattia e maternità erogate dall’INPS possano essere indennizzate direttamente dall’Istituto.

Premettiamo che la regola generale con cui le prestazioni di malattia e maternità sono pagate al lavoratore è quella dell’anticipazione da parte del datore di lavoro e del conguaglio con i contributi dovuti all’INPS.

Tuttavia l’Istituto riconosce una deroga all’obbligo di anticipazione e conguaglio prevedendo il pagamento diretto al lavoratore nei casi di indennizzo a favore di lavoratori agricoli, stagionali e domestici (L. 33/1980) oltre che per i trattamenti ai lavoratori a tempo determinato per le giornate oltre la durata del rapporto di lavoro ( D.L. 463/1983).

Successivamente la posizione dell’Istituto rispetto ai casi di concessione del pagamento diretto è stata rivista basandosi su richieste e indicazioni di provenienza ministeriale e introducendo come autorizzabili taluni casi riguardanti la comprovata mancata anticipazione dell’indennità da parte del datore di lavoro obbligato, sia volontaria che legata ad un’oggettiva impossibilità.

Sulla base delle indicazioni dell’Istituto emanate con Messaggio n. 28997/2010, la sede INPS competente subentra in caso di inadempienza del datore di lavoro in casi specifici che possono essere riassunti nelle seguenti casistiche:

  • Sottoposizione del datore di lavoro a procedura concorsuale; 
  • Disposizione del pagamento diretto emessa dalla sedete territoriale del Ministero del Lavoro per accertata inadempienza da parte del datore di lavoro; 
  • Cessazione attività; 
  • Volontaria inadempienza del datore di lavoro di anticipare le prestazioni. 
In particolare, nell’ultimo caso di volontaria inadempienza del datore di lavoro all’anticipazione, l’INPS prevede una preventiva diffida del lavoratore al datore di lavoro chiedendo l’ottemperamento all’obbligo di anticipazione delle somme.

Qualora in datore di lavoro, nel termine dei 30 giorni successivi al sollecito, non abbia provveduto ad adempiere dandone oggettivo riscontro all’INPS, l’Istituto provvede al pagamento diretto per le somme ancora da percepire in relazione a un determinato evento.

Contestualmente l’INPS provvederà all’emissione di una sanzione amministrativa a carico del datore di lavoro inadempiente agli obblighi di anticipazione ex L. 33/1980.



La gestione documentale delle note spese con procedura informatica

Lo spunto per affrontare l’argomento della gestione informatica delle note spese prodotti da dipendenti e collaboratori proviene da una recente risoluzione dell’Agenzia delle Entrate, n. 96E/2017 dello scorso 21 luglio 2017.

Ricordiamo che la “nota spese” è quel prospetto riepilogativo con cui viene richiesto il rimborso dei costi sostenuti ad esempio durante trasferte, presentabile, previo accordo tra le parti, quando non è previsto un risarcimento forfettario.

La nota spese deve formalmente essere prodotta riportandone alcune informazioni fondamentali come i riferimenti aziendali, dati anagrafici del lavoratore, data e luogo della trasferta, natura o tipologia della spesa indicata, eventuali annotazioni.

Affinchè le spese documentate nella nota spese siano rimborsabili e deducibili per l’azienda che le rimborsa c’è bisogno che le voci di spesa in essa indicati siano riscontrabili da scontrini e ricevute.

L’aspetto su cui l’Agenzia delle Entrate sofferma la propria attenzione riguardo la gestione informatizzata della nota spesa e dei relativi giustificativi di spesa è collegato alla legittimazione della deducibilità del costo chiarendo che processo di informatizzazione e il trattamento fiscale del costo devono comunque essere valutati separatamente.

Infatti, in base al DM 17 giugno 2014 “Modalità di assolvimento degli obblighi fiscali relativi ai documenti informatici ed alla loro riproduzione su diversi tipi di supporto” qualsiasi documento avente rilevanza fiscale deve possedere caratteristiche di immodificabilità, integrità ed autenticità perché ne possa essere riconosciuta la deducibilità ex D.P.R. 917/86.

In riferimento allo specifico caso riguardante la dematerializzazione dei giustificativi di spesa l'Agenzia delle Entrate conferma che nulla osta con la possibilità di portare in deduzione un costo rilevabile da documenti informatici che siano sostitutivi di quelli cartacei a patto che il procedimento utilizzato rispetti i requisiti di cui al DM 17 giugno 2014 e DPCM 13 novembre 2014 e 3 dicembre 2013.

Ciò che certamente il suddetto procedimento non preclude ai fini della deducibilità dei rimborsi spesa è il rispetto dei requisiti individuati dal T.U.I.R su inerenza, competenza e congruità della spesa al tipo di prestazione cui è riferita che, quindi, prescindono da un processo di dematerializzazione e conservazione informatica ad hoc.

Incentivo triennale per assunzioni a tempo indeterminato ex L.232/2016 - di Bruno Olivieri

La L. n. 232/2016 (Legge di Bilancio 2017) istituisce, con le disposizioni di cui ai commi 308-310 art. 1, un esonero contributivo triennale allo scopo di favorire forme di occupazione stabile a favore degli studenti che hanno da poco conseguito il titolo di studio.

Nello specifico il sopra citato Testo di Legge, dettagliato anche dalla Circolare INPS 109/2017, riconosce per il biennio 2017-2018 un esonero triennale dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro finalizzato alla stabilizzazione di giovani studenti che, avendo svolto presso in medesimo datore di lavoro un percorso formativo in apprendistato per la qualifica e diploma professionale, diploma di istruzione secondaria superiore, apprendistato di alta formazione, certificato di specializzazione tecnica superiore, abbiano conseguito il titolo di studio da non più di sei mesi dalla data di assunzione.

L'esonero è riconosciuto a tutti i datori di lavoro privati sia lavoratori autonomi che imprenditori con esclusione della PA.
I rapporti di lavoro incentivati sono sia le nuove assunzioni a tempo indeterminato (anche part time e in apprendistato) che le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine, con esclusione dei contratti per operai agricoli e dei contratti a chiamata.

L'incentivo ha una durata massma di tre anni e può essere fruito nella misura massima annua di euro 3.250.

L'esonero riguarda il versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico del datore di lavoro con eccezione dei premi INAIL, del contributo al Fondo di Solidarietà e del contributo al fondo per l'erogazione del TFR ai lavoratori del settore privato.

Il diritto a fruire dell'incentivo triennale presuppone il rispetto dei principi generali ex art. 31 D.Lgs 150/2015 e delle norme a tutela delle condizioni di lavoro e dell'assicurazione obbligatoria dei lavoratori.

L'esonero contributivo risulta, inoltre, compatibile e cumulabile con gli incentivi che assumono natura economica (incentivo assunzione disabili, incentivo all'assunzione di lavoratori beneficiari di NASpI) mentre non è cumulabile con le altre forme di incentivo all'assunzione come per le assunzioni dei lavoratori over 50, Occupazione Sud e Occupazione Giovani.