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Disconoscimento della trasferta e sanzionabilità di infedele registrazione sul LUL

Con la nota 11885 del 14/06/2016 il Ministero del Lavoro chiarisce il regime sanzionatorio applicabile al datore di lavoro in caso l'ispettore, in sede di accertamento, rilevi una rilevazione inesistente o inesatta o impropria di emolumenti a titolo di trasferta.

Parliamo, nello specifico, dei seguenti casi:

  • Rilevazione inesistente nel caso in cui le competenze erogate a titolo di trasferta sono utilizzate per compensare prestazioni lavorative
  • Rilevazione inesatta nel caso in cui le somme erogate a titolo di trasferta siano erroneamente assoggettate alla franchigia di esenzione di cui all'art. 51, comma 5, D.P.R. 917/1986 (TUIR) allorquando la stessa non sia riscontrabile in quanto effettuata nel comune sede della prestazione lavorativa, quindi totalmente imponibile; altro caso 
  • Rilevazione impropria nel caso in cui l'indennità erogata sia a monetizzare l'attività in luoghi sempre variabili per la quale, ricordiamo, esiste una specifica indennità assoggettata a uno specifico regime fiscale/contributivo
In tutti i questi casi, che certamente rileverebbero delle conseguenze in termini di ricalcolo delle dovute ritenute fiscali e previdenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore (in relazione alla loro diversa imponibilità), il Legislatore rileva anche delle conseguenze di natura lavoristica legate alla infedele registrazione sul LUL per la rilevazione di un dato inesatto o inesistente.






Erogazione Servizi Professionali gratuiti: il parere dell'Agenzia delle Entrate

In questo articolo parliamo di come si sia espressa l'Agenzia delle Entrate di fronte all'accertamento di mancata fatturazione di prestazioni professionali a soggetti che, in relazione a un rapporto di amicizia o un "favore reso", vengono rese "gratuitamente. 
Gli unici soggetti per i quali viene riconosciuta la gratuità della prestazione sono i congiunti del titolare dello studio.

La questione potrebbe essere interessante da approfondire soprattutto in questo periodo in cui si procede alla compilazione e trasmissione telematica delle dichiarazioni dei redditi in quanto sono nel mirino, appunto, le trasmissioni telematiche che, a seguito di accertamento, non siano state fatturate.

A riguardo l'AdE si è espressa affermando che l'iter di accertamento che potrebbe avviare è di tipo analitico induttivo, ovvero i maggiori ricavi a carico del professionista sono calcolati in relazione a una mancata coincidenza della trasmissione telematica della dichiarazione con la relativa fattura fiscale al soggetto dichiarante.

Ovviamente, soprattutto per le prestazioni rese a soggetti titolari di partita iva, l'accertamento e il maggior ricavo  della "gratuita" compilazione e trasmissione telematica della dichiarazione rischia di estendersi anche alle prestazioni accessorie come quelle della tenuta della contabilità.


I presunti maggiori ricavi sono quelli previsti nella tabella C allegata al DM 140/2012 ovvero:

  • 170 euro per ogni dichiarazione dei redditi di contribuenti senza partita iva
  • 470 euro per ogni dichiarazione di persone fisiche titolari di partita iva
  • 570 euro per ogni dichiarazione delle società di persone
  • 670 euro per ogni dichiarazione delle società di capitali.

Lavoro Accessorio: le modifiche previste dal decreto correttivo

Nel CDM dello scorso 10 giugno 2016 sono state approvate in via preliminare le prime disposizioni correttive della L. 183/2014 (Jobs Act) apportando, nello specifico, variazioni ai dei decreti legislativi 15 giugno 2016, n. 81, e 14 settembre 2015, nn. 148, 149, 150 e 151, ai sensi dell’art. 1, comma 13, della legge 10 dicembre 2014, n. 183.

In relazione al D.Lgs 81/2015 le modifiche riguarderanno il lavoro accessorio che, nell'ottica di limitarne un utilizzo illegittimo, mireranno a una più stringente tracciabilità.

Alla stregua di quanto previsto già per il lavoro intermittente, anche per le prestazioni di lavoro accessorio si prevede che i committenti imprenditori non agricoli o professionisti sono tenuti, almeno 60 minuti prima dell'inizio della prestazione di lavoro accessorio, a comunicare alla sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, mediante sms o posta elettronica, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione. 

I committenti imprenditori agricoli sono tenuti a comunicare, nello stesso termine e con le stesse modalità di cui al primo periodo, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione con riferimento ad un arco temporale non superiore a 7 giorni. 

In caso di violazione degli obblighi di comunicazione si applica la medesima sanzione prevista per il lavoro intermittente ovvero la sanzione amministrativa da euro 400 a 2.400 euro in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione. 

Si specifica, inoltre, che, trattandosi di violazione non sanabile a posteriori, non si applica la procedura di diffida di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124. 


Fonte: Ministero Lavoro e Politiche Sociali