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Maggiorazione delle sanzioni in materia di lavoro e legislazione sociale: l'intervallo temporale per la valutazione della "condotta recidiva"

La Legge di Bilancio 2019 (Legge 145/2018) all'art. 1 comma 445 lettera (d) prevede, a decorrere dal 1 gennaio 2019 un incremento degli importi delle seguenti sanzioni in materia di lavoro e legislazione sociale
  • del 20% per quanto riguarda gli importi dovuti per la violazione delle disposizioni di cui (NB gli importi sotto indicati sono senza maggiorazioni)
  1. Art. 3 del D.L. n. 12/2002 (conv. da L. n. 73/2002), che disciplina la c.d. maxi-sanzione per lavoro nero commisurata ai giorni di prestazione ( da 1.500 a 9.000 euro per 30 giorni; da 3.000 a 18.000 euro da 31 a 60 giorni e da 6.000 a 36.000 per periodi superiori a 60 giorni) 
  2. Art. 18 del D.L. n. 276/2003, che punisce sostanzialmente le condotte interpositorie come la somministrazione abusiva o irregolare ( 60 euro per ogni lavoratore occupato con importo minimo pari a 6.000 euro e importo massimo pari a 60.000 euro sia per il somministratore che per l’utilizzatore)
  3. Art. 12 del D.Lgs. n. 136/2016, che punisce le violazioni degli obblighi amministrativi connessi alle procedure di distacco transnazionale ( da 150 a 500 euro per lavoratore interessato, nonché da 500 a 3.000 per ogni dipendente distaccato per il quale non sia avvenuta regolare conservazione dei documenti)
  4. Art. 18-bis del D.Lgs. n. 66/03 in materia di durata massima dell’orario di lavoro, riposi giornalieri, settimanali e ferie ( 200 a 9.000 euro, secondo il numero di lavoratori in nero impiegati)
  5. gli importi dovuti per la violazione delle altre disposizioni in materia di lavoro e legislazione sociale, individuate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali
  • del 10% per quanto riguarda gli importi dovuti per la violazione delle disposizioni di cui al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 Testo Unico sulla Sicurezza, sanzionate in via amministrativa o penale
In relazione a questo incremento il Legislatore prevede, altresì, un regime sanzionatorio "accessorio" per i soggetti che siano considerati recidivi nelle suddette condotte illecite.
Di fatti alla lettera (e) art. 1 comma 445 della Legge 145/2018 è previsto che le suddette maggiorazioni sono raddoppiate ove, nei tre anni precedenti, il datore di lavoro sia stato destinatario di sanzioni amministrative o penali per i medesimi illeciti.

Con la nota 2594 dello scorso 14/03/2019 l'INL fornisce ulteriore supporto chiarificatorio alla circolare n. 2/2019, oltre quello fornito con la precedente nota 1148 del 05/02/2019, andando a specificare il concetto di "comportamento recidivo" e soprattutto l'arco temporale all'interno del quale questo debba essere valutato per l'applicazione delle disposizioni ex art 1 comma 445 lettera d L. 145/2018.

Premesso che gli organi di vigilanza debbano tener conto ai fini della "recidiva" degli illeciti commessi dal “trasgressore” persona fisica ex L. n. 689/1981 che agisce per conto della persona giuridica (nota 1148/2019), gli stessi da prendere in considerazione sono anche quelli commessi prima dell’entrata in vigore della legge di bilancio 2019.
In relazione a quanto sopra specificato, specifica l'INL, l’arco triennale di riferimento deve essere inteso sia quale periodo in cui l’illecito è stato commesso sia quale periodo in cui lo stesso è stato definitivamente accertato nei termini già chiariti.

Prestazioni sanitarie a persone fisiche con obbligo di fattura cartacea

Con la risposta  all' interpello n. 78/2019 l'Agenzia delle Entrate conferma il divieto di emissione della fattura elettronica per le operazioni effettuate da tutti quesi soggetti che inviano i dati al Sistema Tessera Sanitaria.

Tra le disposizioni contenute nel Decreto Fiscale n. 119/2018 il Legislatore esplicitamente chiarisce che il suddetto divieto si applica da parte di tutti quei soggetti sottoposti all'adempimento del STS che effetuano prestazioni sanitarie nei confronti di persone fisiche.

Alla luce della sopra richiamata disposizione, l'Agenzia delle Entrate sottolinea un non generalizzato esonero dall'obbligo di fatturazione elettronica.
Di fatti il divieto/esonero di emissione di fattura elettronica da parte di tutti quei soggetti che inviano i propri dati al Sistema Tessera Sanitaria vige senz'altro in tutte quelle prestazioni sanitarie in cui l'utente finale è una persona fisica.
Qualora, invece, il medico o altro soggetto che effettua la prestazione sanitaria rende questa a soggetto terzo , esempio un poliambulatorio o struttura sanitaria, il c.d. "passaggio intermedio" tra medico e struttura sanitaria viene regolamentato con fattura elettronica, rimanendo poi operazione obbligata a fatturazione cartacea quella tra la struttura sanitaria e il cliente finale.

Regime forfettario: compatibilità per le prestazioni svolte da un ex tirocinante nei confronti dell'ex soggetto ospitante

Con la legge di bilancio 2019 è stato reso molto più ampio l’ambito applicativo del regime forfettario ma la limitazione riguardante l'applicabilità per taluni soggetti " la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a tali datori di lavoro"  ha lasciato spazio a numerosi dubbi interpretativi soprattutto in relazione a particolari tipi di rapporti intercorsi.

In questo articolo ci occuperemo di approfondire la compatibilità per un soggetto ex tirocinante che, aprendo la partita iva e aderendo al suddetto regime fiscale, abbia come cliente principale l'azienda che è stata i soggetto ospitante del rapporto formativo.

Il tirocinio formativo è uno strumento finalizzato all'orientamento e alla formazione che permette al soggetto ospitato (tirocinante) di essere inserito in un contesto lavorativo allo scopo principale di apprendimento e formazione, generalmente finalizzata nell'ingresso del mercato del lavoro.

Come tale il tirocinio non si configura come rapporto di lavoro subordinato.

La causa di esclusione prevista dal Legislatore mira a evitare l'avvio di nuove attività professionali/imprenditoriali da parte degli ex dipendenti al solo scopo di ottenerne un minor costo da parte dell'ex datore di lavoro.

Ma non essendo, dunque, il tirocinio un "rapporto di lavoro subordinato o assimilato" ma solo uno "strumento di orientamento e formazione al lavoro", si potrebbe interpretare come compatibile la possibilità dell'ex stagista di instaurare un rapporto di collaborazione con l'ex soggetto ospitante accedendo al regime forfettario.