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Il divieto di licenziamento: analisi delle deroghe, accordo sindacale e accordo individuale

Nell’ottica di tutela dei posti di lavoro a seguito della crisi economica conseguente alla diffusione del virus COVID-19, il Legislatore ha predisposto lo strumento del blocco licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, individuali e collettivi.

La disposizione in oggetto vede la sua prima applicazione ai sensi dell'art. 46 del DL 18/2020 (Cura Italia) fino all'ultima proroga disposta dal DL 137/2020 (Ristori) in affiancamento all'accesso ai trattamenti di integrazione salariale con causale COVID-19 e agli altri strumenti di sostegno all'occupazione (deroghe sui contratti a termine, smart-working, congedi parentali, ecc).

Il divieto di licenziamenti consta nell'impossibilità del datore di lavoro di recedere unilateralmente, pena nullità del recesso, per motivazioni di carattere economico e/o organizzativo per il periodo dal 20 febbraio 2020 al 31 gennaio 2021 (data dell'attuale proroga del DL 137/2020) e sospendendo allo stesso modo tutti i procedimenti pendenti nel medesimo intervallo temporale.

Costituiscono una deroga al divieto in questione alcune fattispecie di recesso per GMO:

  • cessazione definitiva dell’azienda;
  • cambio d'appalto conformemente alle clausole sociali e disposizioni del CCNL;
  • messa in liquidazione della società senza prosecuzione dell’attività, qualora nel corso della procedura stessa non si possa dar luogo alla cessione di un complesso di beni o attività tali da realizzare un trasferimento d’azienda o di un suo ramo;
  • fallimento della società nei casi in cui non vi sia o sia terminato l’esercizio provvisorio;
  • licenziamento dei dirigenti e nell'ambito del lavoro domestico;
  • superamento del periodo di comporto;
  • durante o al termine del periodo di prova;
  • rapporto di apprendistato al termine del periodo formativo.
Un ulteriore deroga al divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo prevista dal Legislatore è la sottoscrizione di un accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo.

L'accordo in questione quale "deroga" al divieto di licenziamento riguarda una fattispecie ben precisa che appare del tutto diversa dagli accordi individuali sottoscritti in sede protetta ex artt. 410 o 411 cpc (non è proprio contemplata nel testo normativo); proprio su questo aspetto emerge la problematica, ovvero cosa potrebbe succedere in caso di accordo individuale impugnato per nullità del recesso in vigenza del divieto?

Proviamo a ragionarci su con il materiale a nostra disposizione considerato che non abbiamo ancora giurisprudenza a riguardo.

Partiamo anzitutto dall'analizzare la natura dell'accordo sindacale che, come anche analizzato in un recente articolo de Il Sole 24 Ore del 18/11/2020, innesta la deroga al divieto dei licenziamenti su una procedura assistita di risoluzione consensuale necessaria perché si producano gli effetti specifici del legittimo recesso e accesso alla Naspi che in una situazione di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro appare una eccezione. 
L'accordo sindacale deve, quindi, intendersi non come mera "bollinatura" al procedimento di risoluzione ma quanto una "certificazione" alla valutazione dell' incentivo riconosciuto a fronte della cessazione e altre eventuali provvidenze a favore dei lavoratori aderenti.

A parere dello scrivente quindi, qualora decidessimo di sottoscrivere un accordo individuale ex artt. 410 o 411 cpc in cui la transazione e novazione contrattuale si innesta in un impegno alla non impugnabilità, il divieto di licenziamento troverebbe in ogni modo fondamento in eventuale rivendicazione di nullità da parte del dipendente per i seguenti motivi:
  • unica deroga al divieto di licenziamento è l'accordo sindacale che ha natura di pattuizione di di risoluzione consensuale con incentivazione all'esodo in cui il "visto" sindacale costituisce clausola di accessibilità alla NASPI (altrimenti non riconosciuta se non ex art. 7 della legge n. 604/1966 al termine dell’iter procedimentale avanti alla commissione di conciliazione istituita presso l’Ispettorato territoriale del Lavoro o nella conciliazione facoltativa su un licenziamento ex art. 6, comma 1, del D.L.vo n. 23/2015);
  • le Parti contraenti non possono disporre di accordarsi di contravvenire ad una disposizione normativa che vieta esattamente oggetto a fondamento della natura transattiva dell'accordo individuale.
In ogni caso non resta che attendere gli "sviluppi" in materia per conoscere anche l'orientamento giurisprudenziale su una norma che appare alquanto "dissestata" e scritta in maniera poco chiara.




Articolo di Bruno Olivieri
(Consulente del Lavoro in Pescara)

La sospensione dei versamenti contributivi e tributari ai sensi del Decreto Ristori e Ristori Bis

A seguito delle misure di cui ai DPCM del 24 ottobre 2020 e del DPCM del 03 novembre 2020 sono stati emanati i Decreti n. 137/2020 (Ristori) e n. 149/2020 (Ristori Bis) recanti misure a sostegno dei soggetti interessati alle limitazioni per l'emergenza sanitaria da Covid-19.

Tra le misure previste il Legislatore è tornato a disporre la sospensione dei versamenti tributari e contributivi, non senza creare confusione in quanto i due decreti, oltre che essere stati pubblicati con un intervallo temporale assai breve, presentano disposizioni ( soprattutto il Ristori Bis) alquanto contraddittorie tra di loro.

Sospensione dei versamenti contributivi ai sensi dell'art. 13 del DL 137/2020

Sono sospesi i versamenti dei contributi e premi inail (escluso le rate delle rateizzazioni COVID ex DL 18/2020 e 23/2020 e comprese le rate delle dilazioni in fase amministrativa) di competenza 11/2020 (scadenza 16/12) dei datori di lavoro avente sede in tutta Italia e la cui attività risulta essere sospesa ai sensi delle disposizioni di cui al DPCM 24 ottobre 2020.

I datori di lavoro autorizzati alla sospensione sono tutti quelli la cui attività prevalente è tra quelle con codice ATECO di cui Allegato 1 DL 137/2020.

Sospensione dei versamenti tributari ai sensi dell'art. 7 del DL 149/2020

Sono sospesi i versamenti delle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilato e IVA (comprese le rate delle rateizzazioni COVID ex DL 18/2020 e 23/2020) liquidati nel mese di novembre 2020 per i soggetti avente sede in tutta Italia e la cui attività risulta essere sospesa ai sensi delle disposizioni di cui all'art 1 del DPCM 03 novembre 2020 e coloro avente sede nelle aree "arancione e rossa" (art. 2 e 3 DPCM 03/11/2020)  la cui attività risulta indirettamente colpita per effetto delle attività sospese.

I soggetti autorizzati alla sospensione in tutta Italia (art 1 DPCM 03/11/20) sono tutti quelli la cui attività prevalente è tra quelle con codice ATECO di cui Allegato 1 DL 149/2020 mentre nelle sole aree "arancione e rossa" (art 2 e 3 DPCM 03/11/20) tutti quelli la cui attività prevalente è tra quelle con codice ATECO di cui Allegato 2 DL 149/2020, incluso l’attività alberghiera, l’attività di agenzia di viaggio o quella di tour operator.

Sospensione dei versamenti contributivi ai sensi dell'art. 11 del DL 149/2020

Sono sospesi i versamenti dei contributi (escluso le rate delle rateizzazioni COVID ex DL 18/2020 e 23/2020, escluso INAIL e comprese le rate delle dilazioni in fase amministrativa) il cui versamento scade nel mese di novembre 2020 dei datori di lavoro avente sede in tutta Italia e la cui attività risulta essere sospesa ai sensi delle disposizioni di cui al DPCM 24 ottobre 2020 e 03 novembre 2020 e dei datori di lavoro avente sede nelle aree " rosse" (art 3 DPCM 03/11/2020)  la cui attività risulta indirettamente colpita per effetto delle attività sospese.

I datori di lavoro autorizzati alla sospensione in tutta Italia (art 1 DPCM 03/11/20) sono tutti quelli la cui attività prevalente è tra quelle con codice ATECO di cui Allegato 1 DL 149/2020 mentre nelle sole aree "rosse" (art 3 DPCM 03/11/20) tutti quelli la cui attività prevalente è tra quelle con codice ATECO di cui Allegato 2 DL 149/2020 (pare qui non si contemplino attività alberghiera, l’attività di agenzia di viaggio o quella di tour operator).

Di seguito uno schema riepilogativo






Articolo di Bruno Olivieri
(Consulente del Lavoro in Pescara)

Decreto Ristori n. 137/2020: la "deadline" del 16 novembre per cassa integrazione ed esonero contributivo

Arriva in Gazzetta in data 28/10/2020 anche il Decreto n. 137/2020 alias Decreto Ristori o ancora Decreto Novembre.

Il suddetto testo normativo traghetta repentinamente all'entrata in vigore in quanto contiene importanti misure di sostegno economico alle imprese e ai datori di lavoro in maggior ragione del DPCM dello scorso 25/10/2020 con cui alcune attività (Elenco Allegato A del DL 137/2020) hanno visto la limitazione della loro operatività.

In questo articolo vogliamo  analizzare alcuni aspetti riguardanti i provvedimenti di cui all'art. 12 del DL 137/2020 che riguardano sinteticamente:

  1. ulteriore periodo di trattamento di integrazione salariale di 6 settimane dal 16/11/20 al 31/01/21;
  2. proroga del divieto di licenziamento fino al 31/01/2021;
  3. riconoscimento di un'ulteriore mensilità di esonero contributivo alternativo alla cig (entro il 31/01/21).
1) Ulteriore periodo di trattamento di integrazione salariale di 6 settimane dal 16/11/20 al 31/01/21
L'art. 12 commi da 1 a 8 disciplina l'ulteriore periodo di trattamenti di cassa integrazione ordinaria, Assegno ordinario e Cassa integrazione in deroga  
  • per una durata massima di sei settimane quale durata massima che può essere richiesta con causale COVID-19;
  • collocabili nel periodo ricompreso tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021;
  • con il versamento di un eventuale contributo addizionale determinato sulla base del raffronto tra il fatturato aziendale del primo semestre 2020 e quello del corrispondente semestre del 2019, non dovuto nei casi in cui la perdita di fatturato raffrontata nel suddetto periodo sia di almeno il 20%, avvio di attività d'impresa dopo il 01/01/2019, dai datori di lavoro appartenenti ai settori interessati dalla chiusura o limitazione delle attivita' economiche e produttive
Il testo normativo riporta: 

"I periodi di integrazione precedentemente richiesti e autorizzati ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito con modificazioni dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, collocati, anche parzialmente, in periodi successivi al 15 novembre 2020 sono imputati, ove autorizzati, alle sei settimane del presente comma".
 
Sostanzialmente, come avvenuto per i trattamenti di cui al DL Agosto, la sovrapposizione di periodi già richiesti e/o autorizzati dal 16/11 al 31/12 saranno imputati alle 6 settimane di cui all'art. 12 del DL 137/2020.
Veniamo ora all'analisi della "deadline" del 16 novembre.
Il ragionamento che sovviene in mente è che, nella pratica, anche in virtù del prorogato divieto dei licenziamenti, per essere "coperti" fino al 31/01/21, contando a ritroso le 6 settimane dal 31 gennaio 2021, i trattamenti richiesti tra il 16/11 e il 20/12 "accorceranno la coperta" a chi purtroppo si troverà ad averle richieste.
Ci si attende la "grande sorpresa" che  dovrebbe essere contenuta nella Legge di Bilancio che finanzierebbe 4 settimane di cassa DL 137/2020 per un totale di 10.

2) Proroga del divieto di licenziamento fino al 31/01/2021
L'art 12 dai commi 9 a 11 dispone la proroga dei licenziamenti collettivi e individuali per motivi economici, salvo deroghe esplicitamente previste, fino alla nuova data del 31/01/2021.
La novità di quest'ulteriore proroga riguarda la perentorietà assoluta di questa nuova data (31 gennaio 2021) in quanto il testo normativo omette la precedente disposizione ex art 14 comma 1 e 2 DL 104/2020 "Ai datori di lavoro che non  abbiano  integralmente  fruito  dei trattamenti di  integrazione  salariale  riconducibili  all'emergenza epidemiologica da COVID-19 di cui all'articolo 1 ovvero  dell'esonero dal versamento dei contributi previdenziali .....".
Veniamo ora all'analisi della "deadline" del 16 novembre.
Sostanzialmente il divieto di licenziamento sarà vigente fino al 31/01/2021 indipendentemente che abbia già completamente fruito di tutte le settimane di cassa a disposizione o dell'esonero alternativo alla cig, e per il ragionamento di cui al precedente punto, potrei trovarmi in una situazione di "scopertura" funzionale alle richieste effettuate tra il 16/11 e il 20/12.

3) Riconoscimento di un'ulteriore mensilità di esonero contributivo alternativo alla cig (entro il 31/01/21)
Al comma 14 dell'art. 12 del DL 137/2020 viene disciplinato il riconoscimento di un ulteriore periodo di massimo 4 settimane di esonero contributivo alternativo alla cig di cui ai comma 1, da usufruire entro il 31/01/21.
Veniamo ora all'analisi della "deadline" del 16 novembre.
Sostanzialmente chi ha già fatto domanda dei trattamenti ai sensi dell'art 1 DL 104/2020 e per effetto della "sovrapposizione", i periodi dal 16/11 essendo computati ex DL 137/2020 comma 1, si trova automaticamente negato anche il diritto a questa agevolazione.

Rimaniamo ora fiduciosi e speranzosi che le circolari INPS possano essere pubblicate con la stessa celerità (ad oggi siamo ancora in attesa di quella disciplinante la cassa integrazione "+9 con fatturato") per trovare risposta a tanti interrogativi.



Articolo di Bruno Olivieri
(Consulente del Lavoro in Pescara)