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Gestione dipendenti nel nuovo regime forfettario

Tra le importanti novità che la Legge di Bilancio 2019 ha apportato alla regolamentazione del regime forfettario ex L. 190/2014 riguarda l'eliminazione del limite del costo sostenuto riguardo il personale dipendente impiegato (fino al 2018 era 5.000 euro).

L'eliminazione di questo limite, insieme all'innalzamento del limite di reddito a 65.000 euro e, di conseguenza, dell'accessibilità al suddetto regime ad una più ampia platea di contribuenti, ha dato spunto a legittime riflessioni che riguardano come la gestione dei rapporti dipendenti debba essere "reinterpretata" in relazione al fatto che il contribuente forfettario non è sostituto d'imposta.

Le perplessità nasce appunto dal fatto che per antonomasia è, invece, il "datore di lavoro" l'espressione più diretta di sostituto d'imposta, trattenendo alla fonte, a titolo di imposta, versando, certificando e dichiarando le ritenute previdenziali e fiscali c/dipendente.
Seppur vero che l'Agenzia delle Entrate ha ribadito il "non ruolo" del contribuente forfettario quale sostituto d'imposta ai fini fiscali, tuttavia lo stesso non vale ai fini previdenziali.

Quindi, sostanzialmente, il lavoratore alle dipendenze di una ditta forfettaria potrebbe non vedersi trattenute le competenze fiscali sul proprio cedolino paga provvedendo autonomamente (e obbligatoriamente) alla dichiarazione, liquidazione e versamento dell'irpef dovuta sui redditi di lavoro dipendente percepiti (dichiarazione 730 o Modello Unico PF).

La stessa cosa non è, però, replicabile per quanto riguarda le ritenute previdenziali in quanto il versamento della contribuzione c/dipe sulla posizione individuale INPS può avvenire non altrimenti che per mezzo della liquidazione su modello DM10/2 e denuncia con flusso UNIEMENS, quindi con modalità unicamente accessibili al datore di lavoro o intermediario delegato.

Emerge, quindi, nell'enunciato parere dell'Amministrazione finanziaria, una situazione che, di fatto, afferma che il contribuente forfettario risulti "non sostituto d'imposta" solo parzialmente in quanto l'obbligo sulla parte previdenziale rimane sempre e comunque.

Alla stregua delle indicazioni operative fornite per la gestione dei rapporti di lavoro dipendente, sostanzialmente gli "obblighi"sarebbero suddivisibili in relazione alla natura della ritenuta:

1) IMPOSIZIONE FISCALI: 
  • NO ritenute alla fonte
  • NO versamento (vale anche per le ritenute dei redditi a tassazione separata?)
  • NO certificazione unica ritenute operate
  • SI prospetto riepilogativo dei redditi erogati da dichiarare
  • NO 770/S
  • SI compilazione del quadro RS in cui indicare i soggetti percipienti e redditi erogati non assoggettati a ritenuta
2) IMPOSIZIONE PREVIDENZIALE

  • SI ritenute alla fonte
  • SI versamento 
  • SI denuncia mensile delle retribuzioni corrisposte
  • SI certificazione unica ritenute operate

La procedura di allerta della crisi d'impresa: gli organi di controllo societario interni ed esterni

Tra i nuovi "strumenti" finalizzati a prevenire ed evitare, quindi, l'apertura delle procedure concorsuali il Legislatore istituisce la c.d. "procedura d'allerta".
Si tratta di una delle novità più rilevanti previste dal nuovo codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza che nasce con l'obiettivo di "arginare" situazioni di crisi aziendale mediante una riorganizzazione dell'attività aziendale per garantire al meglio i creditori dell'impresa coinvolta.

Eventuali situazioni di crisi aziendale possono essere risolte sia "internamente" attraverso un'autonoma riorganizzazione aziendale e pianificazione del pagamento dei creditori, alternativamente facendosi assistere dall'Organismo di composizione della crisi, istituito presso la CCIAA, che guida l'impresa nella riorganizzazione e negoziazione stragiudiziale con i creditori.

Gli attori responsabili dell'attivazione della procedura di allerta sono gli organi di controllo societari che si distinguono in due categorie:
  1. Organo di controllo interno, ovvero l'organo amministrativo societario che ha la responsabilità di monitorare costantemente la coerenza tra assetto organizzativo ed andamento economico/finanziario al fine di delineare una equilibrata gestione aziendale;
  2. Organi di controllo esterni, ovvero banche e intermediari finanziari chiamati a comunicare direttamente all'organo amministrativo eventuali variazioni su affidamenti bancari, oltre i creditori pubblici privilegiati come Agenzia delle Entrate, Inps e AdR che hanno obbligo di comunicare un'esposizione rilevante dell'imprenditore.
Nella procedura di allerta il Legislatore pone grande attenzione alla collaborazione con l'Agenzia delle Entrate e Inps al fine di ottenere un'immediata segnalazione dei sintomi della crisi d'impresa e immediatamente attivare misure idonee al superamento della stessa, prevedendo uno specifico apparato sanzionatorio nei confronti dei suddetti Enti per la mancata ottemperanza dell'obbligo di segnalazione che gli negherebbe l'inefficacia del titolo di prelazione sui crediti vantati.

Il nuovo regime forfettario alla luce dei chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate

Dal 01 gennaio 2019 è operativo il nuovo regime forfettario come modificato dalla L. 145/2018.
La Legge di Bilancio 2019 modifica la L. 190/2014 in materia di regime forfettario in relazione ad aspetti come i limiti di reddito, prevalenza attività verso datori di lavoro e partecipazione in società a responsabilità limitata.


Verifica dei requisiti e opzione per l'accesso al nuovo regime forfettario.

Possono optare per tale regime tutti i soggetti che, in riferimento al periodo d'imposta antecedente l'ingresso, non hanno maturato un reddito d'impresa/lavoro autonomo superiore a 65.000 euro (calcolato per cassa o per competenza a seconda del regime adottato).
Pertanto la possibilità di accesso è prevista anche per quei contribuenti che nel periodo d'imposta precedente avevano ricavi superiori ai previgenti limiti e avevano beni strumentali di valore complessivo superiore a 20.000 euro.
L'accesso al regime forfettario, trattandosi di un regime naturale, non richiede nessuna opzione da parte di soggetti che sono già titolari di partita iva senza verificare il vincolo triennale di eventuale opzione a regime differente effettuata nel precedente periodo d'imposta.

Prevalenza dell'attività verso un datore di lavoro.

Al fine di evitare utilizzi "distorti" e incentivare comportamenti "elusivi" il Legislatore prevede una limitazione qualora l'attività che si vuol intraprendere con il regime forfettario sia prevalentemente svolta a favore del datore di lavoro o ex datore di lavoro.
Viene considerata negata l'applicabilità di suddetto regime ai soggetti che esercitano l'attività d'impresa/lavoro autonomo in regime forfettario conseguendo ricavi che derivano prevalentemente da datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro subordinato/collaborazione o ve ne sono stati nei due precedenti periodi d'imposta antecedenti l'opzione a tale regime.

Partecipazione in società

Ulteriore condizione che potrebbe essere causa di esclusione dal nuovo regime forfettario potrebbe essere la partecipazione di controllo in Srl che svolge attività riconducibile a quella che si intende svolgere in regime forfettario.
Premesso che viene riconfermata a prescindere l'esclusione in caso di partecipazione in società di persone, in caso si detenga la partecipazione di controllo in una  Srl

  • costituisce condizione ostativa all'accesso al regime forfettario se l'attività esercitata dalla Srl è riconducibile a quella che si intende svolgere nel regime forfettario;
  • non costituisce condizione ostativa all'accesso qualora, seppur l'attività esercitata dalla Srl è riconducibile a quella che si intende svolgere nel regime forfettario, le quote siano cedute prima dell'ingresso nel regime agevolato;
  • non costituisce condizione ostativa all'accesso se l'attività esercitata dalla Srl non è riconducibile a quella che si intende svolgere nel regime forfettario.
In caso di acquisizione di quote di partecipazione in  corso d'anno (quindi di verifica in itinere della condizione ostativa alla permanenza nel regime forfettario) la fuoriuscita dal regime forfettario avviene dal periodo d'imposta successivo a quello in cui si è manifestata la condizione di incompatibilità.