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Regime dei Minimi 2015 : è possibile l'opzione se in sede di apertura ho optato per il regime ordinario?

Il caso analizzato nel presente articolo riguarda numerosi contribuenti che, nella prima intenzione del Legislatore di abrogare il Regime di Vantaggio ex DL 98/2011, non possedendo i requisiti per l'accesso al nuovo regime forfettario, optavano per il regime ordinario.

Tuttavia, con la disposizione recata dall’art. 10, comma 12-undecies, del D.L. n. 192 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 11 del 2015, che consente a coloro che hanno iniziato l’attività nel 2015 di avvalersi del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità, per tali soggetti si rende lecita l'interrogativo riguardo la possibilità di optare per tale regime in corso di svolgimento di attività secondo le modalità ordinarie (in qualità di soggetti Iva).

La risposta è stata fornita dall'Agenzia delle Entrate con la Risoluzione 67/E del 23/07/2015 che concede la possibilità di effettuare l'opzione, seppur in corso d'anno e successivamente ai 30 giorni dall'inizio dell'attività.

Nello specifico la Risoluzione 67/E prevede che:


La mancanza o la tardività della comunicazione, pur essendo sanzionabile secondo le vigenti disposizioni, non determina l’invalidità dell’opzione. 
A ciò consegue che, coloro che intraprendono un’attività di impresa, arte e professione nel corso del 2015 e, avendone i requisiti, intendono avvalersi della facoltà loro concessa dall’art. 10, comma 12-undecies del D.L. 192 del 2014, laddove non abbiano manifestato nel modello A/7 l’opzione per il regime fiscale di vantaggio, possono comunque avvalersene, dandone comunicazione, secondo  le regole ordinarie, nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno di imposta 2015 (da presentarsi nel 2016), allegando il modello relativo alle opzioni predisposto per la dichiarazione IVA. 

 (...) il contribuente, al fine di esercitare la suddetta opzione, potrà, entro trenta giorni dalla pubblicazione della presente risoluzione o entro la prima liquidazione Iva successiva se la stessa scade dopo il predetto termine, apportare le opportune rettifiche dei documenti emessi con addebito dell'imposta. 
In particolare, ai sensi del combinato disposto degli articoli 26, terzo e quarto comma, e 21, comma 4, del D.P.R. n. 633 del 1972, per le operazioni attive potrà emettere nota di variazione (da conservare, ma senza obbligo di registrazione ai fini Iva) per correggere l’attribuzione dell’Iva in rivalsa al cessionario o committente, che a sua volta è tenuto a registrare la nota di variazione, salvo il suo diritto alla restituzione dell'importo pagato al cedente o prestatore a titolo di rivalsa. 
L’istante dovrà, inoltre, effettuare la variazione in aumento dell’Iva sugli acquisti detratta nel primo trimestre. 
L’eventuale eccedenza di imposta versata e non dovuta potrà essere chiesta a rimborso ai sensi dell’art. 21 del D.lgs. n. 546 del 1992.


UNILAV Offerta Conciliativa: I Chiarimenti del Ministero del 22 Luglio 2015

Parallelamente all'entrata in vigore del nuovo contratto a tutele crescenti (D.L. 23/2015 in vigore dallo scorso 7 Marzo 2015), il medesimo Decreto Attuativo prevedeva che, con decorrenza 01/06/2015, si rendesse obbligatoria, all'atto della cessazione dei nuovi rapporti di lavoro rientranti nella regolamentazione delle tutele crescenti, un'ulteriore comunicazione volta a definire o meno il ricorso all'Offerta Conciliativa.

Dopo i primi chiarimenti (meglio definibili conferme di quanto riportato sul testo di Legge integrale) il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali interveniva a chiarire e ribadire l'obbligo e le relative modalità operative di comunicazione con la la nota del 27/05/2015 (consultabile cliccando quì).

Tuttavia i dubbi più incalzanti in merito al nuovo adempimento, considerando la sanzionabilità in caso di mancato invio, rimanevano tre per gli operatori del mercato del lavoro:


  1. le modalità di comunicazione telematica
  2. chi fossero i soggetti obbligati 
  3. quali erano i casi di esclusione da tale adempimento
Con la Nota pubblicata in data 22/07/2015,  il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali interviene nuovamente a riguardo appunto a chiarire gli aspetti operativi e i casi espliciti di obbligo ed esclusione riportando quanto di seguito:


La comunicazione citata dal comma 3 dell’articolo 6 del citato decreto legislativo (23/2015):
  1. è dovuta solo nei casi in cui il datore di lavoro propone la conciliazione al lavoratore;
  2. è dovuta anche dalle agenzie per il lavoro nel caso di risoluzione del rapporto di lavoro;
  3. non va effettuata quando il rapporto di lavoro si risolve durante il periodo di prova.
Inoltre, si precisa che – in modo del tutto analogo a quanto avviene per le altre comunicazioni inerenti il rapporto di lavoro – i datori di lavoro possono effettuare tale comunicazione direttamente o per il tramite dei soggetti abilitati 



Riportiamo di seguito la nota integrale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali





La mancata sottoscrizione dei patti accessori al contratto individuale di lavoro

Riportiamo la risposta al quesito posto da un nostro lettore riguardo la mancata sottoscrizione dei patti accessori al contratto individuale di lavoro.
Nello specifico facciamo riferimento ai più comunemente conosciuti quali il termine nel contratto a tempo determinato e il patto di prova.

Domanda:

Sto lavorando presso una cooperativa di servizi vari,portiere pulizie ecc,ho iniziato il 4 giugno 2015 e non mi hanno fatto firmare nessun contratto con annesso patto di prova dicendomi,  a voce, che avrebbe avuto la durata di un mese.
Cosa devo fare poiché il mese è passato e la titolare mi ha detto che deve ancora decidere se assumermi o no.
Non credo sia legale.
Grazie

Risposta

Il patto di prova, come l'apposizione del termine, costituisce un elemento accessorio del contratto individuale di lavoro derogatorio rispetto alla forma naturale del rapporto di lavoro che nasce a tempo indeterminato.
Per la sua efficacia tale patto dev'essere riportato per iscritto (a pena di nullità) e sottoscritto dal lavoratore antecedentemente o contestualmente all'avvio del rapporto lavorativo.
Il mancato rispetto della forma scritta rende nullo il valore del patto di prova.
Oltre ciò il periodo di prova costituisce normale avvio del rapporto di lavoro seppur sotteso a un evento futuro (superamento della prova), quindi è obbligo del datore di lavoro redigere e sottoscrivere comunque il contratto individuale di lavoro contestualmente alla comunicazione di avvenuta instaurazione del rapporto di lavoro.
Pertanto, tutto quanto premesso, in riferimento a quanto riportato dalla mail che ci ha inviato, non essendo stato firmato e accordato per iscritto alcun patto di prova lo stesso si ritiene inesistente e il rapporto d lavoro instaurato a tempo indeterminato senza alcuna condizione di conferma in servizio in definitiva costituzione de rapporto di lavoro.