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Le collaborazioni coordinate e continuative ex D.Lgs 81/2015: la certificazione dei contratti

Dallo scorso 25 giugno 2015 sono entrate in vigore le nuove regole riguardanti il lavoro parasubordinato.

Nello specifico la riforma ha riguardato:


  1. Abolito l'impianto del lavoro a progetto con la deroga per i contratti in essere che potranno rimanere in vita fino alla scadenza naturale. Nelle more della scadenza naturale il MLPS riconosce ai committenti la possibilità, entro il 31/12/2015, di trasformare i co.pro. illegittimi con la possibilità di essere esonerati dall'apparato sanzionatorio riguardante il disconoscimento della collaborazione a progetto. A decorrere dal 01/01/2016 la legittimità e genuinità dei rapporti a progetto ancora in essere e delle nuove co,co.co. sarà valutata sul principio della "eterogeneità dell'organizzazione" della prestazione, ovvero dell'assenza dell'esercizio del potere organizzativo e direttivo del committente nei confronti del collaboratore (anche autonomo);
  2. Rimangono in vita le sole co.co.co. stipulate secondo le regole previste dalla previgente normativa dettata dal codice di procedura civile. Per queste collaborazioni la genuinità verrà valutata secondo i principi di cui al punto 1 fatti salvi i rapporti instaurati con dei cosiddetti "soggetti speciali" (collaborazioni previste da appositi accordi collettivi, professionisti iscritti agli albi, amministratori di società, collaboratori di ASD). Fino al 31/12/2016 rimangono in questa categoria anche le co.co.co instaurate con la P.A. che, a decorrere al 01/01/2017, saranno assoggettate ugualmente alla verifica della genuinità sul principio dell'etero-organizzazione;
In merito all'accertamento della genuinità delle collaborazioni di tipo parasubordinato alla data del 01/01/2016, oltre che quelle instaurate per i soggetti di cui al punto 2, rimarranno escluse dalla possibilità di trasformazione in lavoro subordinato quelle che sono in vita in forza di un contratto certificato presso le sedi preposte (Ordine dei CdL, Università, MLPS, DTL). In merito ai contratti certificati, efficacia della certificazione, potrà essere rimossa soltanto con una sentenza emessa dal Giudice del Lavoro nell'ambito di un accertamento in merito alla natura della prestazione intercorsa tra le parti.

Fonte: Sole 24Ore

Lo stato di disoccupazione nel trattamento a sostegno del reddito INPS

Riportiamo la risposta al quesito posto da un nostro lettore riguardo l'indennizzo del trattamento di disoccupazione a seguito della cessazione di una collaborazione a progetto.

Domanda:
Sono una insegnante che per 5 anni ha lavorato in una scuola privata, che mi lasciava ogni estate senza lavoro per 4 mesi. 
Dopo aver chiesto il cambio del mio co.co.co. in un contratto più decente, ho cominciato a cercare altro e ho trovato un altro lavoro e ci ho lavorato per 9 mesi (2 contratti co.co.pro.). 
Adesso sono senza lavoro di nuovo da 3 settimane.
Ultimi anni ho fatto 2 volte la richiesta indennità, e una volta sono stata rifiutata senza spiegazione e l'ultima mi hanno detto che la scuola non ha presentato la dichiarazione UNILAV. 
Per questo all'ultimo datore di lavoro (quando ho cominciato a lavorare) ho chiesto di farmela e lui l'ha fatta, e l'ha stampata. 
Mi interessa se adesso presento la domanda per DIS COLL,(per la quale mi sembra che io abbia tutti i requisiti), devo verificare se l'ultimo datore ha fatto dichiarazione UNILAV di cessazione rapporto, visto che non l'ho chiesta e non sono sicura che lui lo farebbe senza chiederglielo.
O basta la dichiarazione di inizio contratto che ha già fatto, e il contratto che è scaduto? 
Spero Lei mi possa aiutare.
La ringrazio infinitamente e cordialmente saluto.


Risposta

Il possesso dello stato di disoccupazione, in riferimento alla tipologia di trattamento a sostegno del reddito in analisi, è il requisito principale che l'INPS verifica.
Lo stato di disoccupazione viene certificato dal Centro per l'Impiego che viene in possesso delle informazioni riguardanti l'attività lavorativa del lavoratore attraverso le c.d. Comunicazioni Obbligatorie di inizio e risoluzione rapporto.
Anche le collaborazioni a progetto rientrano tra quei rapporti che prevedono obbligo di trasmissione UNILAV di instaurazione del rapporto di lavoro. Per quanto attiene il termine lo stesso viene solitamente riportato come dato da inserire e può essere prorogato o anticipato (e in quest'ultimo caso va inviato UNILAV di risoluzione).
Per verificare che il CPI sia conoscenza del termine della Sua collaborazione a progetto basterà semplicemente richiedere loro una certificazione dello stato di disoccupazione e un estratto dei suoi ultimi rapporti lavorativi da cui potrà verificare tutte le comunicazioni effettuate dai datori di lavoro.

Maternità e lavoro a chiamata: quali sono le coperture?

Riportiamo la risposta al quesito posto da un nostro lettore riguardo l'indennizzo del trattamento di maternità per un lavoratore a chiamata.


Domanda:

Ho un contratto di lavoro intermittente fino al 31/12 della durata di 6 mesi.
Volevo qualche informazione riguardo la maternità. 
Cordiali saluti


Risposta
Il lavoro intermittente è classificato come rapporto di lavoro subordinato a tutti gli effetti e, pertanto, assoggettato a tutti gli oneri e diritti di un normale rapporto di lavoro dipendente.
Ovviamente, in funzione della particolare modalità di erogazione della prestazione lavorativa e dell'attivazione del rapporto contrattuale alla "chiamata" del lavoratore, i relativi diritti e oneri sono riproporzionati sulla base dell'effettiva prestazione resa o dell'indennizzo della disponibilità nei confronti del lavoratore.

A far chiarezza a riguardo del trattamento della maternità e il rispettivo indennizzo è intervenuto l'INPS con la Circolare 41/2006 dove appunto effettua una distinzione sul trattamento a seconda che il contratto individuale preveda o meno la corresponsione dell'indennità di disponibilità:

A)    prima  tipologia:   obbligo contrattuale di risposta alla chiamata del datore di lavoro
(...) le somme corrisposte a titolo di indennità di disponibilità sono soggette a contribuzione obbligatoria sia ai fini dell’IVS che ai fini delle prestazioni di malattia e maternità, è da ritenere che debba essere assicurata anche in tali periodi la tutela della malattia, della maternità e della tbc (per tale prestazione, ovviamente, in presenza del pregresso requisito contributivo previsto di un anno).
Dal diverso trattamento corrisposto al lavoratore nel periodo di effettivo lavoro e nel periodo di disponibilità deriva l’applicazione di un diverso parametro retributivo a seconda che le giornate di evento cadano nel periodo di prevista attività lavorativa ovvero di disponibilità; si prende, cioè, come riferimento, rispettivamente, la retribuzione giornaliera percepita durante il periodo di effettivo utilizzo lavorativo immediatamente antecedente all’insorgenza dell’evento ovvero l’indennità di disponibilità spettante secondo il contratto.
L’art. 38, comma 2, prevede espressamente un riproporzionamento del trattamento previdenziale in ragione della prestazione lavorativa effettivamente eseguita.
Il riproporzionamento è realizzato utilizzando, per gli eventi di malattia, di maternità e tbc, un diverso parametro retributivo a seconda che le giornate di evento cadano nel periodo di prevista attività lavorativa ovvero di disponibilità; si prende, cioè, come riferimento, rispettivamente, la retribuzione giornaliera percepita durante il periodo di effettivo utilizzo lavorativo immediatamente antecedente all’insorgenza dell’evento ovvero l’indennità di disponibilità spettante secondo il contratto.


B)    seconda  tipologia:  mera facoltà di risposta alla chiamata del datore di lavoro.
Il vincolo contrattuale per il lavoratore sembra sorgere solo al momento della risposta (facoltativa) alla chiamata del datore di lavoro. La risposta suddetta ha, quindi, efficacia costitutiva del rapporto contrattuale: fino a quel momento non vi è alcun obbligo di disponibilità in capo al lavoratore, cui pertanto non spetta né l’indennità di disponibilità, né alcun diritto alle prestazioni di malattia e maternità. I rapporti contrattuali in tal modo di volta in volta instaurati devono considerarsi come rapporti a tempo determinato, con conseguente applicazione dei relativi limiti di indennizzabilità ordinariamente previsti per le prestazioni di malattia (il diritto all’indennità si estingue al momento della cessazione dell’attività lavorativa).
Il riproporzionamento di cui alla previsione dell’art. 38, comma 2, non può realizzarsi con la metodologia di cui alla tipologia precedente proprio per la mancanza di un obbligo contrattuale di disponibilità: la retribuzione complessivamente percepita quale corrispettivo dell’attività svolta nel corso dell’anno (ultimi 12 mesi) va divisa per il numero delle giornate indennizzabili in via ipotetica (360, per impiegati; 312, per operai), computando nella retribuzione anche le indennità di trasferta e i ratei di mensilità aggiuntive secondo gli stessi criteri illustrati per il contratto di lavoro a tempo parziale (paragrafo 6).
L’indennità per il congedo di maternità è corrisposta per tutta la durata dell’evento, purché ovviamente lo stesso abbia inizio durante la fase di svolgimento dell’attività, ovvero entro 60 giorni dall’ultimo lavorato.