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Fringe benefit, rimborso utenze domestiche e bonus carburante. Le indicazioni dell'Agenzia delle Entrate.

Con la Circolare n. 35/E del 4 novembre 2022 l'Agenzia delle Entrate fornisce le tanto attese delucidazioni sulla corretta interpretazione e applicazione delle disposizioni previste dal DL 115/2022 (Decreto Aiuti bis) in tema di welfare aziendale per l'anno 2022 in concomitanza con l'incremento del costo dell'energia. 

Con il medesimo documento di prassi sono inaspettatamente (anche per il contenuto) rilasciate alcune indicazioni sulla corretta fruizione del bonus carburante previsto ai sensi del DL 21/2022 (Decreto Aiuti).

L'art. 12 del DL 115/2022 rende operative delle specifiche misure di sostegno ai lavoratori in relazione all'incremento dei costi dell'energia elettrica e del gas naturale e di contrasto all'emergenza idrica.

"Limitatamente al periodo d'imposta 2022, in deroga a quanto previsto dall'articolo 51, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, non concorrono a formare il reddito il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati ai lavoratori dipendenti nonché le somme erogate o rimborsate ai medesimi dai datori di lavoro per il pagamento delle utenze domestiche del servizio idrico integrato, dell'energia elettrica e del gas naturale entro il limite complessivo di euro 600,00."

Misure oggetto della disposizione
Dalla lettura del testo normativo e come confermato dall'Agenzia delle Entrate la disposizione si sostanzia di un:
  • allargamento del paniere dei beni e servizi rimborsabili dal datore di lavoro a titolo di benefit individuale, includendovi le somme rimborsate per le utenze domestiche del servizio idrico integrato, dell'energia elettrica e del gas naturale;
  • aumento da euro 258,23 a 600,00 euro del limite di non imponibilità dei fringe benefit erogati ai dipendenti.
Soggetti destinatari delle misure
L'Agenzia delle Entrate qualifica i destinatari della disposizione sulla base di due specifici elementi:
  • titolarità di redditi di lavoro dipendente e di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente;
  • qualificazione di reddito secondo le disposizioni contenute nell’articolo 51 del TUIR.
Se nessun dubbio c'è in merito al primo punto, sul secondo punto l'oggettiva lettura dell'art. 51 del TUIR potrebbe indurci a pensare ad una più dettagliata delimitazione dei beneficiari in quei lavoratori che percepiscono "somme, a qualunque titolo percepiti nel periodo d'imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro".
Ipotesi che, a parere dello scrivente, lascia ancora qualche interrogativo ad esempio su tutti quei rapporti la cui remunerazione, seppur qualificata reddito assimilato a lavoro dipendente, non costituisce sinallagma di un "apporto di lavoro" ma di obbligazione di altra natura, ad esempio quella degli amministratori di società.

Utenze oggetto di rimborso
In considerazione dell'eccezionale qualificazione a "fringe benefit" delle somme erogate o rimborsate ai lavoratori per il pagamento delle utenze domestiche del servizio idrico integrato, dell’energia elettrica e del gas naturale, la Circolare chiarisce che: 
  • per utenze domestiche si intendono quelle relative a immobili ad uso abitativo posseduti o detenuti dal dipendente, dal coniuge o dai suoi familiari, a prescindere che vi abbiano o meno stabilito la residenza o il domicilio;
  • rientrano tra quelle rimborsabili anche le utenze per uso domestico intestate al condominio;
  • rientrano tra quelle rimborsabili anche le utenze per uso domestico intestate al proprietario dell’immobile (locatore), qualora nel contratto di locazione è prevista espressamente una forma di addebito analitico e non forfetario a carico del lavoratore (locatario) o dei propri coniuge e familiari.
Riconoscimento del rimborso delle utenze da parte del datore di lavoro
Premesso che i suddetti rimborsi, anche nell’ambito dei premi di risultato, sono erogabili anche ad personam senza intaccare il regime di esentabilità delle somme, per giustificare il rimborso e legittimare l'esenzione in capo al lavoratore dipendente il datore di lavoro dovrà:
  • provvedere all'acquisizione e conservazione della relativa documentazione attestante le spese sostenute dal lavoratore, nel rispetto dei principi sulla privacy e di essenzialità delle informazioni acquisite. La giustificazione di spesa può essere rappresentata anche da più fatture ed è valida anche se la stessa è intestata a una persona diversa dal lavoratore dipendente, purché sia intestata al coniuge o ai familiari;
  • provvedere, in alternativa ai documenti di cui al precedente punto, all'acquisizione di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà con la quale il lavoratore richiedente attesti di essere in possesso della documentazione comprovante il pagamento delle utenze domestiche, di cui riporti gli elementi necessari per identificarle;
  • provvedere all'acquisizione di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesti la circostanza che le medesime fatture non siano già state oggetto di richiesta di rimborso, totale o parziale, non solo presso il medesimo datore di lavoro, ma anche presso altri.
Aumento limite esenzione fringe benefit 2022
L'incremento da euro 258,23 a 600,00 euro del limite di non imponibilità dei fringe benefit erogati ai dipendenti per l'anno 2022 è la misura che ha destato più dubbi lasciando spazio a diverse interpretazioni sul perimetro di modifica del comma 3 dell'art. 51 TUIR.
Le indicazioni fornite dall'Agenzia delle Entrate chiariscono che la deroga concessa dall'art. 12 del DL 115/2022 riguarda esclusivamente il limite massimo di esenzione e le tipologie di fringe benefit concessi al lavoratore, senza comportare, con ciò, alcuna modifica al funzionamento del regime di tassazione in caso di superamento dei limiti di non concorrenza stabiliti dalla norma.
Pertanto viene categoricamente escluso il meccanismo di franchigia e viene confermato l'ordinario limite assoluto di non imponibilità fino alla soglia di 600 euro annui che, se superato, renderebbe quindi completamente imponibile il valore dei benefit erogati.

A parere dello scrivente l'interpretazione fornita dall'Agenzia delle Entrate è coerente con le previsioni ex art. 12 che molto chiaramente circoscrive la deroga alla sola qualificazione delle somme da trattarsi come esenti, ovvero a ciò che ordinariamente è disciplinato dal penultimo periodo dell'articolo 51, comma 3.
Il meccanismo applicabile al superamento della soglia di non imponibilità è invece espressamente regolamentato all'ultimo periodo del summenzionato art 51 comma 3 "se il predetto valore è superiore al citato limite, lo stesso concorre interamente a formare il reddito" che non sembrerebbe essere oggetto di richiamata deroga del DL Aiuti bis. 

Durata delle misure 
Le misure previste dall'art. 12 del DL 115/2022 sono valide per il solo anno 2022.
A riguardo si osserva che, in base al principio di cassa allargato, si considereranno percepiti nel periodo d’imposta anche le somme e i valori corrisposti entro il 12 gennaio del periodo d’imposta successivo a quello a cui si riferiscono.

Rapporti con il bonus carburante e premi di risultato convertiti in benefit
La Circolare 35/E conferma che le misure previste dal Decreto Aiuti bis rappresentano un’agevolazione ulteriore, diversa e autonoma, rispetto al bonus carburante e, pertanto, i rispettivi plafond (200 e 600 euro) devono considerarsi separatamente al fine dell'ordinario meccanismo di imponibilità ordinaria previsto dall'art. 51 comma 3 del TUIR.

Risulta molto interessante la novella richiamata dalla predetta circolare 35/E sul trattamento fiscale dei premi di risultato convertiti in benefit. 
Se infatti la precedente Circolare 27/E, in caso di  superamento dei succitati limiti di non imponibilità (200 e all'epoca 258,23 euro), confermava l'assoggettamento ad imposta sostitutiva, ora la Circolare 35/E sancisce un netto e sorprendente dietro front rispetto alle predette indicazioni dichiarandole "superate" nel senso che in luogo del prelievo sostitutivo troverà applicazione la tassazione ordinaria.

In questo modo viene letteralmente allineato il trattamento fiscale dei fringe benefit superiori ai limiti di esenzione ex art. 51 comma 3, univocamente intesi come assoggettamento a tassazione ordinaria, tanto nella diretta concessione che nella conversione dei premi di risultato.

Un dubbio che certamente rimane è se questo "dietro front" da imposizione sostitutiva a ordinaria sia ugualmente un regime di deroga per il solo periodo di modifica all'art. 51 comma 3 TUIR sancito dall'art. 12 del DL 115/2022, ovvero sino al 31 dicembre 2022.




Articolo di Bruno Olivieri
(Consulente del Lavoro in Pescara)


Una tantum a favore dei lavoratori dipendenti: nuovi aggiornamenti dall'INPS sui recuperi dei "ritardatari"

In data 20 ottobre 2022 l'INPS ha rilasciato il  Messaggio n. 3805 avente  ad oggetto ulteriori chiarimenti sulla gestione operativa dell'una tantum già previsto dal DL 50/2022 (200 euro).

In relazione alla disciplina operativa dell'una tantum di 200 euro prevista dal DL 50/2022 e come modificato e integrato successivamente per i lavoratori interessati da eventi in in c.d. "contribuzione figurativa", in questo messaggio l'Istituto fornisce ulteriori e interessanti chiarimenti sulle categorie identificabili come "lavoratori" che ne faranno accesso in c.d. deroga alla verifica del requisito del beneficio dell'esonero dello 0,8% sui contributi c/dipe.

Tanto premesso, si chiarisce che tra gli eventi tutelati sono ricompresi altresì l’aspettativa sindacale di cui alla legge 20 maggio 1970, n. 300, il disposto di cui all’articolo 4, comma 4, del decreto-legge 1 aprile 2021, n. 44, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 2021, n. 76, che ha previsto l'immediata sospensione dall'esercizio delle professioni sanitarie in caso di inadempimento dell'obbligo vaccinale, nonché le ipotesi di aspettativa o congedo, comunque denominate, previste dai CCNL di settore.

Trattasi di una estensione di non poco conto conto soprattutto in relazione alle aspettative e congedi previsti da CCNL, in special modo laddove prevedano la mera conservazione del posto senza la maturazione di alcun diritto retributivo e, di conseguenza, contributivo. Un aspetto interessante da considerare in quanto l'una tantum ex DL 50/2022, richiamando al requisito di beneficio dell'esonero dello 0,8%, lega, seppur indirettamente, la spettanza ad un parametro reddituale insito nei limiti di spettanza del richiamato esonero (euro 2692,00 euro mensili)

Un ulteriore e potremmo dire tanto atteso interessante cenno è riservato alla procedura di "regolarizzazione" sia dei lavoratori "neo ammessi" che dei lavoratori che per altri motivi "procedurali" non hanno beneficiato dell'una tantum con la retribuzione del mese di luglio 2022 (esempio mancata presentazione della dichiarazione).

Si chiarisce, infine, che nelle ipotesi in cui i datori di lavoro non avessero erogato l’indennità con la retribuzione di luglio 2022, nonostante il diritto dei lavoratori a percepirla, ad esempio con riferimento alle fattispecie sopra richiamate ovvero per motivi gestionali determinati, esemplificativamente, da una tardiva dichiarazione resa dal parte del lavoratore, potranno provvedervi tramite flusso regolarizzativo sulla competenza del mese di luglio 2022, da effettuarsi con le consuete modalità in uso, entro e non oltre il 30 dicembre 2022.

L'Inps comunica che quindi per il datore di lavoro sarà possibile rivalutare ed erogare l'una tantum per i lavoratori che non l'avessero percepita a luglio 2022 ma procedendo con l'invio di un flusso regolarizzativo della competenza 07/2022, ovvero operando una variazione uniemens individuale che quadrerà, di conseguenza, un credito sulla denuncia aziendale quale credito scaturente da somme anticipate c/inps.
Pertanto, per quanto sperata, l'INPS non ha rilasciato alcuno specifico codice di recupero delle somme a credito nelle successive mensilità di erogazione.

In merito alla procedura di recupero c'è un "però" alla conferma della regolarizzazione che l'INPS, nelle more delle opportune verifiche di effettiva spettanza in relazione alle eventuali circostanze in cui potrebbe essere stato l'Istituto a procedere al pagamento "d'ufficio" per le casistiche ex art. 32 del DL 50/2022

La regolarizzazione in oggetto verrà definita dalle Strutture territoriali dell’Istituto a valle dell’erogazione delle indennità una tantum da parte dell’Inps, di cui all’articolo 32 del predetto decreto-legge n. 50/2022, secondo il calendario dei pagamenti previsto nella circolare n. 73/2022. Nell’ipotesi di indebita erogazione, le Strutture territoriali non procederanno alla conferma del flusso regolarizzativo.

Sostanzialmente l'INPS, nelle more delle succitate operazioni di verifica, riterrà come "sospesa" la procedura di regolarizzazione (ed esposizione del credito) da parte del datore di lavoro fin quando le suddette verifiche non verranno concluse. Al termine delle verifiche ne potrà scaturire o una conferma, quindi il credito esposto nel DM10 Vig è confermato generando un credito che potrà essere utilizzato in compensazione, altrimenti negando la regolarizzazione e quindi il recupero delle somme anticipate a titolo di una tantum che, quindi, dovranno a loro volta essere recuperate in capo al lavoratore.




Articolo di Bruno Olivieri
(Consulente del Lavoro in Pescara)

Esonero contributivo 50% lavoratrici madri. Le prime indicazioni INPS tra chiarimenti e nuovi dubbi.

La Legge di Bilancio per il 2022 (Legge n. 234/2021) ha previsto al comma 137 dell'art. 1 una decontribuzione sperimentale per il solo anno 2022 a favore delle lavoratrici madri che rientrassero a lavoro dopo il congedo obbligatorio di maternità.

In via sperimentale, per l'anno 2022, è riconosciuto nella misura del 50 per cento l'esonero per un anno dal versamento dei contributi previdenziali a carico delle lavoratrici madri dipendenti del settore privato, a decorrere dalla data del rientro nel posto di lavoro dopo la fruizione del congedo obbligatorio di maternità e per un periodo massimo di un anno a decorrere dalla data del predetto rientro. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.

Il suddetto esonero, nella versione di cui al testo normativo, è finalizzato quindi ad agevolare il rientro a lavoro della lavoratrice che abbia concluso il congedo obbligatorio di maternità, nel rispetto dei seguenti requisiti:

  1. lavoratrice dipendente del settore privato;
  2. nella misura del 50 per cento dei contributi previdenziali a suo carico;
  3. a decorrere dal rientro al lavoro dopo la fruizione del congedo obbligatorio di maternità e per la durata massima di un anno.

Le prime indicazioni INPS che decretano l'operatività dell'esonero arrivano solo il 19 settembre con la circolare n. 102/2022 che chiarisce alcuni aspetti sull'applicabilità dell'esonero, lasciando sicuramente qualche perplessità nell'ipotesi di rientro dal congedo facoltativo. Analizziamo di seguito le principali caratteristiche commentando talune.

  • LAVORATRICI DESTINATARIE: Tutte le lavoratrici dipendenti di datori di lavoro privati, anche non imprenditori, ivi compresi quelli appartenenti al settore agricolo.
Su questo punto la Circolare INPS rimane coerente con le indicazioni normative escludendo le lavoratrici dipendenti della pubblica Amministrazione e ammettendo nel novero dei rapporti di lavoro incentivabili anche quelli di lavoro domestico, di lavoro intermittente, quelli in attuazione del vincolo associativo stretto con una cooperativa di lavoro ai sensi della legge 3 aprile 2001, n. 142 e a scopo di somministrazione.
  • FRUIZIONE DEL CONGEDO DI MATERNITA': ai fini del legittimo riconoscimento dell’agevolazione, è necessario che la lavoratrice abbia fruito del congedo obbligatorio di maternità disciplinato dall’articolo 16 del D.lgs 26 marzo 2001, n. 151. Laddove la lavoratrice dal periodo di interdizione post partum di cui all’articolo 17 Dlgs 151/2001 e/o fruisca dell’astensione facoltativa al termine del periodo di congedo obbligatorio o di , la misura può comunque trovare applicazione dalla data di rientro effettivo al lavoro della lavoratrice.
Su questo punto l'INPS richiama a due condizioni non espressamente previste dal testo della Legge di Bilancio.
La prima riguarda il rientro dal periodo di interdizione post partum ex art. 17 su cui, come chiaramente indicato nella circolare, se ne ravvisa una logica assimilazione al rientro dal congedo obbligatorio ex art. 16.
La seconda, che costituisce la vera "estensione amministrativa", riguarda la possibilità di fruire dell'agevolazione nella circostanza in cui il rientro a lavoro sia in relazione alla fruizione del congedo facoltativo; in relazione a questo punto sono tanti i dubbi di interpretazione che emergono dal "non detto" nella circolare.
A parere dello scrivente si potrebbe ritenere che l'eventuale prolungamento dell'astensione dal lavoro per congedo facoltativo sia ammessa solo in regime di continuità con la fruizione del congedo obbligatorio, evitando che così si possano generare situazioni di disparità di trattamento tra chi rientra immediatamente dopo il congedo obbligatorio e chi invece manifesta l'esigenza di continuare (senza soluzione di continuità) ad assistere la prole appena dopo il concepimento; il tutto proprio in relazione al fatto che l'agevolazione è appunto finalizzata ad "un’esigenza di maggiore tutela della lavoratrice madre e della prole".
In relazione alla suddetta ratio di "tutela della lavoratrice madre e della prole" potrei ancora ipotizzare, ma sempre a mio parere, che la fruibilità dell'esonero sia concessa anche nella circostanza in cui il rientro effettivo a lavoro nell'anno 2022 si determini post congedo facoltativo avviato senza soluzione di continuità da congedo obbligatorio terminato nell'anno 2021.
  • RAPPORTI DI LAVORO AGEVOLABILI: l’esonero contributivo in oggetto è rivolto a tutti i rapporti di lavoro dipendente, sia instaurati che instaurandi, del settore privato, ivi compreso il settore agricolo, in riferimento alle lavoratrici destinatarie dell'agevolazione.
Pertanto l'esonero si potrebbe ritenere applicabile anche alle madri che, terminato il congedo obbligatorio di maternità non in vigenza di un rapporto di lavoro subordinato (esempio continuato dopo la cessazione di un rapporto a termine o di congedo obbligatorio di lavoratrice autonoma), ne instaurino uno nel corso del 2022.
  • AGEVOLAZIONE RICONOSCIUTA: L’esonero è pari al 50% della contribuzione previdenziale a carico della lavoratrice;
  • DURATA AGEVOLAZIONE: l’esonero ha una durata massima di dodici mensilità, che decorrono dal mese di competenza in cui si è verificato il rientro della lavoratrice nel posto di lavoro, al termine della fruizione del congedo (obbligatorio facoltativo).
  • RICHIESTA E COMPATIBILITA' CON ALTRE AGEVOLAZIONI: I datori di lavoro, prima della trasmissione della denuncia contributiva relativa al primo periodo retributivo in cui si intende esporre l’esonero medesimo, dovranno inoltrare all’INPS un’istanza per l’attribuzione del codice di autorizzazione “0U”. L’esonero contributivo in trattazione è cumulabile con gli esoneri contributivi previsti a legislazione vigente relativi alla contribuzione dovuta dal datore di lavoro, anche con l’esonero di 0,8% a carico del lavoratore, previsto dall’articolo 1, comma 121, della medesima legge di Bilancio 2022, sulla quota di contribuzione residua a carico della lavoratrice.
Stante i tanti dubbi applicativi che ancora oggi emergono in merito alla fruizione del congedo parentale, l'applicazione corrente e l'eventuale recupero dell'agevolazione per i periodi antecedenti all'istituzione dei codici di conguaglio in uniemens, genera sicuramente più di qualche riflessine considerata la particolare "convivenza" con l’ulteriore esonero di 0,8% a carico del lavoratore. Parliamo di "particolare convivenza" in quanto, come chiarito dalla circolare INPS, sulla quota di contribuzione residua a carico della lavoratrice al netto dell'agevolazione del 50%, potrà essere operata l’ulteriore riduzione di 0,8 punti percentuali.

Per il recupero dei periodi pregressi da gennaio 2022 l'attenzione sarà maggiore in quanto accanto ad un recupero dell'agevolazione in trattazione il datore di lavoro, per conto della lavoratrice, dovrà provvedere all'eventuale restituzione della riduzione dello 0,8% precedentemente fruito sull'intera contribuzione c/lavoratrice (e non sul 50% residuo).



Articolo di Bruno Olivieri
(Consulente del Lavoro in Pescara)