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Contratto a termine per attività stagionali: Interpello MLPS 15/2016


Con Interpello n. 15 del 20/05/2016 il Ministero del Lavoro fornisce chiarimenti in merito alle disposizioni normative per i rapporti a tempo determinato ex D.Lgs 81/2015.


Le risposte vengono fornite in merito a tre quesiti:


  1. la non applicazione del regime degli intervalli tra un contratto a tempo determinato e la stipulazione del successivo, nelle ipotesi in cui si tratti “di lavoratori impiegati nelle attività stagionali individuate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, nonché nelle ipotesi individuate dai contratti collettivi”
  2. la non applicazione del limite dei 36 mesi e dei limiti quantitativi di ricorso al contratto a tempo determinato nelle ipotesi di svolgimento di attività stagionali ex art. 21, comma 2.
  3. la non computabilità dei periodi di lavoro prestati per lo svolgimento delle attività stagionali ai fini della determinazione del limite di durata massima del termine di 36 mesi o dell’eventuale diverso termine già fissato dai contratti collettivi ai sensi delle disposizioni di cui all’art. 5, comma 4 bis, del D.Lgs. n. 368/2001. 

Il Ministero fornisce le risposte ai quesiti di cui sopra in riferimento al dettato normativo ex D.Lgs 81/2015 che sostanzialmente riconferma le previgenti disposizioni ex art. 5 D.Lgs 368/2001.

In particolare

 La diposizione di cui all’art. 5, comma 3, stabiliva infatti che risultavano esclusi dall’applicazione del regime degli intervalli i “lavoratori impiegati nelle attività stagionali di cui al comma 4-ter, nonché in relazione alle ipotesi individuate dai contratti collettivi, anche aziendali, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”.

 Il comma 4 ter, a sua volta, escludeva l’applicazione del limite massimo dei 36 mesi per i lavoratori a tempo determinato impiegati nell’ambito “delle attività stagionali, definite dal D.P.R. 1525/1963, e successive modifiche e integrazioni, nonché di quelle che saranno individuate dagli avvisi comuni e dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative”.


Sulla base di quanto in premessa il Legislatore fornisce le seguenti risposte ai tre quesiti:

Risposta quesito 1)
Ciò premesso, a fronte dell’illustrato quadro regolatorio, si evidenzia come il Legislatore del 2015 abbia previsto, all’art. 21, comma 2, che il regime degli intervalli non trova applicazione “nei confronti dei lavoratori impiegati nelle attività stagionali individuate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, nonché nelle ipotesi individuate dai contratti collettivi”, salva l’applicazione delle disposizioni del D.P.R. n. 1525/1963 nelle more dell’adozione del decreto ministeriale.

Risposta quesito 2)
in base alla formulazione letterale dell’art. 19, comma 2, del D.Lgs. n. 81/2015 appare corretto ritenere che i contratti a termine conclusi per lo svolgimento di attività stagionali costituiscano una eccezione al limite di durata massima stabilito ex lege o, in alternativa, dalla contrattazione collettiva. Ne consegue, quindi, che eventuali periodi di lavoro caratterizzati da stagionalità non concorrono alla determinazione del limite di durata massima di cui all’art. 19, comma 1, che opera invece per i contratti a termine stipulati per lo svolgimento di attività non aventi carattere stagionale.

Risposta quesito 3)
 la disciplina contenuta nell’art. 2 del D.Lgs. n. 368/2001 introduca limiti percentuali ulteriori rispetto a quelli previsti in via generale, evidentemente giustificati dalla specificità del settore e dalle esigenze ad esso connesse; del resto in tal senso depone la stessa rubrica della disposizione (“Disciplina aggiuntiva per il trasporto aereo ed i servizi aereoportuali”). Tale considerazione, va ribadita altresì nel contesto del Decreto 81/2015, laddove proprio la prevista abrogazione “differita” della norma speciale, conferma l’interpretazione secondo cui la stessa disciplina ipotesi aggiuntive rispetto a quelle regolate in via generale dall’art. 23, comma 1 del Decreto. 
 

Esonero Contributivo ex L. 208/2015: Interpello MLPS 17/2016

In relazione all'esonero contributivo biennale disciplinato dalla Legge di Stabilità  n. 208/2015, il Ministero del Lavoro fornisce parere con Interpello 17/2016 del 20/05/2016 a un quesito riguardante la spettanza dell'esonero in caso di assunzione di un lavoratore per cui il precedente datore di lavoro aveva fruito (parzialmente) dell'esonero triennale ex L. 190/2014.

Riportiamo di seguito il quesito:

 l’istante chiede se, ai sensi della disposizione di cui sopra, sia possibile fruire del suddetto esonero laddove l’assunzione a tempo indeterminato riguardi lavoratori per i quali, pur essendo stato già concesso il beneficio per una precedente assunzione a tempo indeterminato da parte di altro datore di lavoro ex art. 1, comma 118, L. n. 190/2014, la stessa agevolazione sia stata comunque fruita per un periodo inferiore a 24 mesi a seguito della risoluzione del rapporto di lavoro. 

Il parere del Ministero viene fornito sulla scorta delle disposizioni contenute nella norma e delle disposizioni operative dell'INPS fornite nella circolare 178/2015 rendendo una risposta positiva nel caso in cui la nuova assunzione riguardasse soggetto diverso dal precedente datore di lavoro o comunque non collegato ad esso.

In risposta al quesito avanzato, quindi, appare possibile fruire del beneficio di cui all’art. 1 comma l78, L. n. 208/2015 entro il limite previsto di 24 mesi, nel caso in cui l’assunzione riguardi un lavoratore per il quale l’esonero contributivo sia stato già usufruito da parte di un diverso datore di lavoro in ragione di un precedente contratto a tempo indeterminato successivamente risolto, a condizione che il datore di lavoro che assume non sia una società controllata dal precedente datore di lavoro o ad esso collegata ai sensi dell’art. 2359 c.c. o facente capo, anche per interposta persona, allo stesso soggetto e ferme restando le ulteriori condizioni previste dalla norma. 

Incentivo assunzioni "Giovani Genitori" per gli Studi Professionali

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con Interpello n. 16/2016 dello scorso 20/05/2016, ha fornito chiarimenti in merito ai soggetti destinatari dell'incentivo riconosciuto dall'INPS per l'assunzione di soggetti disoccupati fino a 35 anni e con un figlio minorenne.

Nello specifico il quesito avanzato dall'Ordine dei Consulenti del Lavoro è volto a ottenere chiarimenti circa i soggetti rientranti nella definizione di "impresa" e quindi destinatari, a detta della Circolare INPS 115/2011, dell'incentivo in esame e se nello specifico rientrassero tra questi anche i datori di lavoro esercenti attività professionale.

La risposta del Ministero è stata affermativa riportando, appunto, che in relazione al quesito avanzato 

è possibile utilizzare una nozione di imprenditore/datore di lavoro intesa in senso ampio, ovvero connessa a “qualunque soggetto che svolge attività economica e che sia attivo in un determinato mercato”, a prescindere dalla forma giuridica assunta, ricomprendendo conseguentemente anche gli studi professionali tra i possibili beneficiari dell’incentivo giovani genitori.